domenica, luglio 14

Intervista a Paola Dama, ricercatrice in Ohio su Roadtv Italia

Intervista a Paola Dama, ricercatrice a Columbus in Ohio
di Nicola Di Fiore
La Dottoressa Paola Dama, napoletana, nel 2009 insignita del premio “donne all’opera” e ricercatrice a Columbus in Ohio. Ha concluso il dottorato nel laboratorio del prof. Carlo Maria Croce  alComprehensive Cancer Center del Wexner Medical Center dove tuttora lavora come ricercatrice, attivista dell’Associazione Terra dei Fuochi, è stata intervista dal nostro inviato Nicola Di Fiore
 Paola Dama
Ph D. Paola Dama
1) Dottoressa Dama Lei è nata a Napoli: come ha influito questa citta’ su di lei?
Napoli si può descrivere in due parole: l’Inferno ed il Paradiso. Ho amato e continuo ad amare una città a cui talvolta non puoi esserle affezionata.
Assisto inerme al modo in cui la nostra città viene trattata, e mi sento tradita da un popolo ingrato, che non è capace di accudire un tesoro di cui non ne percepisce la ricchezza.
Crescere in un posto come il nostro, in cui il dolore e la sofferenza che si prova ogni giorno, esaltano le anime profonde, significa sviluppare una personalità che è fuori dal comune. Napoli mi ha dato tutto e tolto tutto allo stesso tempo, perché ha formato il mio modo di essere, il mio carattere, la mia napoletaneità, ma non mi ha premiato.  Ed è questa la Napoli in cui io mi riconosco, in quel popolo mortificato.
Essere bravi, capaci talvolta non è un merito, essere persone sensibili e leali, non è una dote. L’umiltà e la gentilezza non appartengono al nostro popolo gratuitamente, devono essere conquistati. Sei costretto a scendere a compromessi con il tuo modo di essere ed una realtà che seppure non ti appartiene, si impone prepotentemente.
Una delle pagine che ho creato su fb è Io Napoletano perbene, laddove si esalta la bellezza della nostra Napoli e raccoglie un popolo che ne è l’espressione, ma la cui voce è ancora troppo flebile.
2) Quando ha capito che la biologia sarebbe stata la sua carriera?
Mi sono avvicinata alla Scienza per quella che è la mia curiosità innata di conoscere e sapere. Non avevo grandi ambizioni, avevo altre aspettative dalla vita, per questo non ho seguito un percorso professionale lineare. Ho finito il dottorato appena due mesi fa.  Oggi mi trovo in un posto e a fare quello che da studentessa universitaria ventenne era il mio sogno nel cassetto, qualcosa che sapevo che doveva stare là.
Avendo poi anche una personalità eclettica mi sono distratta nel coltivare diversi interessi, fino ad aver avuto la possibilità  e quella determinazione nel completare gli studi e lavorare nel campo della ricerca. Mia madre mi ricorda sempre quello che le dicevo: “Farei questo lavoro anche gratis” e per un lungo periodo l’ho fatto.
3) Lei ha avuto un’idea molto originale, portare la ricerca scientifica in discoteca…?
L’idea è nata da un’occasione che ebbi grazie ad un caro amico organizzatore di eventi. Nel 2009 dopo aver creato la pagina fan “Paola Dama” su FB in cui in poco più di un mese avevo raggiunto i 2000 iscritti, il 24 Aprile ebbi modo di presentarmi ad un pubblico di oltre 1000 ragazzi in una serata evento organizzata dalla Starry Nights events (Gaia Riccio e Giuseppe Argento) e dallo stilista partenopeo Fabrizio Crispino al Living Club di Varcaturo.
Sono seguiti altri interventi nelle discoteche Napoletane, fino ad arrivare ospite di una serata a Pordenone per il Festival annuale Scienzearteambiente nell’ottobre del 2009. In quello stesso anno sono stata insignita del Premio Donne all’Opera, Ercolano.
Nel marzo del 2010 uscì una mia intervista di Bruno De Stefano sul City con diffusione nazionale, da cui è seguito l’invito di Confindustria come relatore al Convegno Orientagiovani tenuto a Napoli nell’ottobre dello stesso anno in presenza della Marcegaglia, allora presidente, con il noto presentatore Michele Mirabella.
Aver avuto l’opportunità di scendere direttamente sul campo, raggiungendo luoghi normalmente frequentati da una gioventù disorientata, è stato un’ importante chiave di svolta della mia campagna. A riprova del fatto che smuovere le coscienze rompendo gli schemi può portare solo ad importanti conseguimenti. Tra i ragazzi deve diffondersi la voglia di crescere, di migliorarsi prendendo in considerazione i giusti punti di riferimento, e non quelli normalmente imposti dalla forza dell’attività mediatica.
4) Tra i suoi interessi c’e’ la campagna contro il randagismo, quali sono stati i risultati?
Nessuno, se non confinati ad un pubblico sensibile al problema.  Ho proposto petizioni, appoggiato campagne ed in radio ho avuto la possibilità di avere un piccolo spazio grazie a Christian nella rubrica freetime. Ho avuto modo di poter avvicinare un pubblico non di nicchia. Il problema del randagismo costituisce un’altra piaga della nostra società. Mi sono sempre lasciata coinvolgere in prima persona raccogliendo cani abbandonati e facendomi carico di tanto dispiacere.
E’ un problema serio, che non può essere affidato alla pietà delle persone. Chi si occupa lodevolmente di questo problema deve anche pretendere che i Comuni e/o le Regioni trovino delle soluzioni. Chi su Facebook si prodiga nella ricerca di affidamento di cani e gatti randagi, oltre che chiedendo un aiuto legittimo alle persone, deve intervenire denunciando chi non pone fine a quest’ennesima vergogna del nostro triste e ridicolo Paese!
Il lavoro può essere svolto sia in opere di sensibilizzazione, sia strutturali, bisogna far funzionare il sistema attuale che non difende gli animali, e non difende nemmeno gli animi sensibili che si occupano di questo problema perchè completamente abbandonati a loro stessi!
E’ notizia recente che il Comune di Napoli si stia impegnando a tutelare e garantire i diritti degli animali attraverso l’istituzione del Garante degli animali. L’incarico è stato affidato, a seguito di avviso pubblico e selezione, alla giornalista Stella Cervasio. Mi auguro davvero che si inizi a fare qualcosa in tempi rapidi.
5) Lavorare negli Stati e lavorare come ricercatore in Europa…differenze??
Le differenze risiedono nelle possibilità che si hanno per poter svolgere egregiamente e dignitosamente questo lavoro ed in questo momento sembra che in Italia la mancanza di fondi stia diventando assolutamente penalizzante per menti geniali e persone volenterose.
6) Lei svolge ricerca soprattutto sui grandi “killers” di questo secolo come tumore al colon e al seno o all’endometrio, come si rapporta con questa esperienza?
Il lavoro di ricercatore è un lavoro che si basa sull’entusiasmo, componente essenziale. Bisogna credere in quello che si fa, per questo non è tollerabile che dei meccanismi messi in moto dai media illudano le persone, perché la conseguenza negativa ricade sul nostro lavoro. Il motivo principale è la responsabilità di cui ci facciamo carico.
Ho collaborato ad un progetto in cui mi è stato detto: non appena abbiamo la conferma sperimentale, comunichiamo questo al Medical Center e partiamo con la terapia sperimentale per una donna con un raro cancro all’endometrio in fin di vita e che aspetta di sapere.
Il ricercatore non svolge un lavoro di ufficio, in cui torna a casa e dimentica, un ricercatore responsabile è colui che non smette mai di pensare al proprio incarico, e non lo fa solo per ambizione personale bensì per la causa in sé.
7) Cosa si sente di dire alle persone affette da tali mali e ai loro familiari
La vita ha senso anche quando è ad un passo dalla morte. Purtroppo, come tante persone che io conosco, il cancro mi ha toccato molto da vicino e non una volta sola. Ci sono casi in cui, non c’è molto da fare, altri in cui al contrario, la malattia è stata rapidamente diagnosticata e quindi si è avuto modo di poter intervenire in tempo. Mia madre è stata operata cinque anni fa ad un carcinoma mammario.
Non l’ha mai abbandonata la sua grande forza d’animo, il suo buon umore e la sua speranza. Oggi sta bene e vive serenamente, lavorando io stessa sul cancro al seno rispondo a tutte le sue curiosità e non sono poche. Quello che direi alle donne è di prendere sì autonomamente le decisioni che sembrano migliori, ma anche di potersi affidare a dei medici onesti. Il mondo purtroppo non è quello che vogliamo, siamo vittime della cattiveria, dell’egoismo, del cinismo, ma questo non è sempre vero. Mia madre ha incontrato dei validi professionisti.
8) Progetti in cui e’ attualmente coinvolta
Alla luce di un sentimento generale, in cui ricercatori onesti vengono demotivati da un atteggiamento di sfiducia delle persone, sono scesa in campo con una pagina su Facebook Guida alla Divulgazione Scientifica. Una pagina che cerca di diffondere le notizie nella loro forma migliore, contrapponendosi a quelle che circolano in cui si urla agli scandali e alle censure, o raccontano di cure miracolose che non esistono.
Mia premura è quella di avere innanzitutto l’appoggio da quei ricercatori coinvolti, che hanno quindi subito un danno alla loro serietà e si sono trovati di fronte a richieste di gente disperata. Non è questo il modo di dare dignità alla ricerca italiana e non è questo il modo di tutelare le persone malate. La divulgazione scientifica deve essere regolamentata e soprattutto non è possibile affidarla a persone che non hanno conoscenza della materia. L’approssimazione nella scienza è bandita-
9) E’ quindi in preparazione un evento a Napoli ce ne parla?
 Stiamo organizzando il primo evento a Napoli sulla corretta divulgazione scientifica che fa riferimento alla pagina che ho creato. L’ambizione sarebbe quello di iniziare un ciclo di incontri, in cui possiamo avvicinare un pubblico non di nicchia. Persone interessate, che però mancano degli elementi per poter giudicare la veridicità di una notizia. Siamo molto determinati e fiduciosi. Porteremo messaggi semplici e soprattutto ci confronteremo con le perplessità dei presenti.

Paola Dama, biologa della “corretta informazione”

paola_damaOHIO- Proseguono le interviste di LadyO a “donne eccezionali”. Questa volta, la redazione ha incontrato Paola Dama, napoletana, biologa, “cervello in fuga” all’università di Columbus, che si racconta nella sua esperienza all’estero come ricercatrice, tra difficoltà, disinformazione e tanta tenacia. Ogni giorno, incontra il “cancro” di faccia e lo combatte con la corretta divulgazione scientifica.
Paola non è solo tutta ricerca, tra i vari interessi, coltiva la scrittura ed il teatro, è stata protagonista nella sit-com di Tribbu su Rai 2 con Alessandro Siani e Serena Garitta. Ama lo sport e il nuoto. Dal 2004 al 2008 fa parte della squadra Master Alba Oriens. Porta a casa 4 medaglie, 2 Argento e 2 Bronzo. Impegnata come animalista contro il randagismo, da sempre si batte per i diritti e la dignità delle donne e non solo.
Chi è Paola Dama e cosa fa?
Paola: “Fino a qualche hanno fa ero tutto e niente. Sono una persona eclettica ed ho sempre coltivato le mie passioni ed i miei hobby. Oggi invece sono una ricercatrice, lavoro all’Ohio State University a Columbus. Il mio percorso formativo è iniziato al Tigem, uno degli Istituti Telethon, nel gruppo del professore Andrea Ballabio. Ho terminato il dottorato il 21 marzo di quest’anno, in Farmacologia ed Oncologia Molecolare lavorando nel laboratorio del professore Carlo Maria Croce, candidato Premio Nobel. Sono ancora giovane professionalmente, nei prossimi mesi avrò modo di raccogliere il frutto del mio lavoro con la pubblicazione su giornali scientifici dei progetti a cui ho collaborato e ho lavorato come primo autore in questi anni”.
Quanto è difficile per una donna lavorare nel campo scientifico?
Paola: “Quanto per un uomo”.
Cancro al colon, al seno, endometrio: ogni giorno il tuo lavoro ti porta a confrontarti con queste malattie, come vivi questa esperienza?
Paola: “Il lavoro di ricercatore è un lavoro che si basa sull’entusiasmo, componente essenziale. Bisogna credere in quello che si fa, per questo non è tollerabile che dei meccanismi messi in moto dai media illudano le persone, perché la conseguenza negativa ricade sul nostro lavoro. Il motivo principale è la responsabilità di cui ci facciamo carico. Ho collaborato ad un progetto in cui mi è stato detto: non appena abbiamo la conferma sperimentale, comunichiamo questo al Medical Center e partiamo con la terapia sperimentale per una donna con un raro cancro all’endometrio in fin di vita e che aspetta di sapere. Il ricercatore non svolge un lavoro di ufficio, in cui torna a casa e dimentica, un ricercatore responsabile è colui che non smette mai di pensare al proprio incarico, e non lo fa solo per ambizione personale bensì per la causa in sé”.
Cosa vuoi dire alle donne che ne sono affette?
Paola: “La vita ha senso anche quando è ad un passo dalla morte. Purtroppo, come tante persone che io conosco, il cancro mi ha toccato molto da vicino e non una volta sola. Ci sono casi in cui, non c’è molto da fare, altri in cui al contrario, la malattia è stata rapidamente diagnosticata e quindi si è avuto modo di poter intervenire in tempo. Mia madre è stata operata cinque anni fa ad un carcinoma mammario. Non l’ha mai abbandonata la sua grande forza d’animo, il suo buon umore e la sua speranza. Oggi sta bene e vive serenamente, lavorando io stessa sul cancro al seno rispondo a tutte le sue curiosità e non sono poche. Quello che direi alle donne è di prendere sì autonomamente le decisioni che sembrano migliori, ma anche di potersi affidare a dei medici onesti. Il mondo purtroppo non è quello che vogliamo, siamo vittime della cattiveria, dell’egoismo, del cinismo, ma questo non è sempre vero. Mia madre ha incontrato dei validi professionisti”.Paola_Dama
Progetti in fieri?
Paola: “Alla luce di un sentimento generale, in cui ricercatori onesti vengono demotivati da un atteggiamento di sfiducia delle persone, sono scesa in campo con una pagina su FacebookGuida alla Divulgazione Scientifica.www.facebook.com/newscienza. Una pagina che cerca di diffondere le notizie nella loro forma migliore, contrapponendosi a quelle che circolano in cui si urla agli scandali e alle censure, o raccontano di cure miracolose che non esistono. Mia premura è quella di avere innanzitutto l’appoggio da quei ricercatori coinvolti, che hanno quindi subito un danno alla loro serietà e si sono trovati di fronte a richieste di gente disperata. Non è questo il modo di dare dignità alla ricerca italiana e non è questo il modo di tutelare le persone malate. La divulgazione scientifica deve essere regolamentata e soprattutto non è possibile affidarla a persone che non hanno conoscenza della materia. L’approssimazione nella scienza è bandita- ed aggiunge- L’ambizione è iniziare un ciclo di incontri, in cui possiamo avvicinare un pubblico non di nicchia. Persone interessate, che però mancano degli elementi per poter giudicare la veridicità di una notizia. Stiamo organizzando il primo evento a Napoli sulla corretta divulgazione scientifica. Siamo molto determinati e fiduciosi. Porteremo messaggi semplici e soprattutto ci confronteremo con le perplessità dei presenti”.
napoli&scienzaLa corretta informazione scientifica, perchè?
Paola: “C’è molta confusione ultimamente. Il lavoro del ricercatore è un lavoro nobile e deve essere tutelato dagli stessi membri del settore, senza cedere ai falsi entusiasmi, e da coloro che divulgano le notizie, per non mortificare le speranze delle persone che sono emotivamente deboli. Questo ovviamente nel caso di ricerche biomediche. Notizie date nella forma errata possono mortificare la speranza delle persone che non hanno delle specifiche conoscenze per poter comprendere l’inganno e la faziosità della notizia, portano sconforto ed un totale disorientamento e sfiducia. Ribadisco che non è tollerabile diffondere notizie date superficialmente, ed io mi rivolgo soprattutto alle notizie riguardanti cure miracolose e terapie menzognere. Riguardo alla scienza in generale, non esistono verità assolute, ma relative. Gli Italiani hanno sfiducia verso la ricerca e una smentita viene visto come un fallimento. Il confronto lo faccio con gli americani che ci considerano degli eroi. Questo a parer mio, è stato generato proprio da una cattivissima informazione, in cui le notizie non si riferiscono a quello a cui risponde la Comunità scientifica e cioè il Metodo Scientifico. La pagina pertanto vuole essere da guida a chi, come tanti, è disarmato da una disinformazione che non fa altro che alimentare dubbi e fomentare gli animi di persone toccate da un dramma personale e/o familiare. La mission è ambiziosa. E’ un forum aperto a tutti, sto invitando colleghi ed esperti a prenderne parte, al fine di tutelare la ricerca, i ricercatori, e soprattutto coloro che chiedono solo di sapere le cose come stanno nella realtà”.Il prossimo 8 giugno 2013 a Napoli si terrà l’evento * “Scienza & Napoli”-guida alla divulgazione scientifica sull’onda di una mobilitazione nazionale in difesa della corretta informazione scientifica organizzata da Pro-Test, l’evento analogo è a supporto della iniziativa della pagina e della sua mission.Tutte le informazioni sulle attività di Paola sono reperibili sul suo Blog http://paoladama.blogspot.com
* RETTIFICA DEL 20/05/2013
L’evento dell’8 giugno 2013 è di portata Nazionale, organizzato da studenti e ricercatori che, coadiuvati da Pro-Test Italia, hanno creato dal nulla una giornata di divulgazione scientifica in tutta Italia. Pro-Test Italia rappresenta ricercatori, o scienziati, veterinari, divulgatori scientifici e tutti coloro che hanno interesse nella scienza l’importanza degli animali nella ricerca bio-medica e vogliono battersi affinché sia fatta una migliore informazione pubblica riguardante. (www.pro-test.it)